Cartamela in aiuto all’ecologia

Per creare nuova carta senza abbattere un albero si può non solo riciclare quella già in circolazione ma anche riutilizzare materiali che apparentemente non c’entrano nulla, come i torsoli e le bucce delle mele. Sembra una notizia incredibile e invece i rifiuti di questo frutto dalle mille sorprese contengono cellulosa e pectina, utili per realizzare appunto carta e cartone. L’intuizione l’ha avuta l’ingegnere altoatesino Alberto Volcan già nel 2004, ma solo da poco il progetto sta prendendo forma.

La storia di Cartamela

Gli europei amano gli alberi, riciclano infatti il 78 per cento della loro carta. Così secondo i dati del Cepi (Confederation of european paper industries) divulgati quest’anno. Ma ciò che stupisce di più è che gli italiani sono secondi solo ai tedeschi nel riciclo e che nel 2010 hanno recuperato il 90 per cento degli imballaggi immessi nel mercato. Ed ecco allora che la storia del signor Volcan va a coronare l’amore nostrano per i boschi. Tutto ha inizio quando l’ingegnere si reca in un cimitero a far visita a un suo caro. A poca distanza da lì, attratto da un insolito odore acre e forte, scopre una discarica di rifiuti di mela. Questo tipo di scarto, lasciato a macerare all’aria, non solo maleodora ma rappresenta uno spreco e un costo in termini di gestione di rifiuti. E perché allora, s’è chiesto Volcan, non vedere questi resti come una risorsa?

Cos’è Cartamela

Ed è da questo episodio che nasce Cartamela: si compone di una farina di mela fino a un massimo del 70 per cento e per la restante parte di comune carta riciclata. Questa farina è il risultato di un processo che si articola in essiccazione e macerazione dei rifiuti. La fase iniziale prevede la disidratazione, poi il raffreddamento e la macinazione degli scarti prima che fermentino e alterino il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, utili alla creazione di carta.

Successi

Oggi Cartamela è usata soprattutto nella regione di provenienza del suo inventore ma non ha mancato di farsi fiutare dai segugi dell’innovazione, soprattutto cinesi. Del resto proprio la Cina si attesta a primo produttore mondiale di mele. E così anche altri Paesi si sono scoperti interessati: oggi il progetto brevettato in Italia viaggia per il mondo con successo e arriva fino agli arabi e agli americani.

Pellemela

Una mela al giorno dunque, non solo toglie il medico di torno, ma aiuta a combattere le discariche a cielo aperto ed evita la scomparsa degli amati alberi. La bella notizia però non si ferma alla carta: ci si è dati da fare per ricavare dalla mela molti altri prodotti, fra i quali il più interessante è Pellemela, un materiale del tutto simile a quello animale, versatile a tal punto da prestarsi alla realizzazione di scarpe, borse, cinture e tanto altro.

2 commenti

  1. anna maria says:

    buon giorno,
    ho letto questo articolo con molto interesse e vorrei sapere se potete mandarmi delle brochure in merito.
    il mio indirizzo è:
    mabrito anna maria
    via roma 7
    10080 vidracco ((to)

    • Serena Patierno says:

      Buongiorno! Purtroppo non abbiamo questo tipo di materiale ma può rivolgersi a chi detiene i diritti del prodotto, ovvero: Ecoapple s.r.l. (info@ecoapple.com)
      Cordialissimi saluti
      Serena Patierno

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