Dalle mele ci faccio la carta e persino l’eco-pelle

La start-up bolzanina Frumat, dopo aver commercializzato carta costituita anche da rifiuti della lavorazione della mela, sta ora proponendo una eco-pelle in parte con gli stessi materiali. Questa e altre sono idee che in Alto Adige si stanno diffondendo capillarmente e che riguardano diverse start-up. Grazie anche alla ricchezza di materia prima,che nella zona certo non manca.

Datemi una distesa di meleti

L’azienda bolzanina Frumat infatti sta costruendo con le mele vari prodotti grazie alla creatività del titolare Hannes Parth che, dopo aver commercializzato carta costituita anche da rifiuti della lavorazione della mela, sta ora proponendo una eco-pelle utilizzando la stessa materia prima. Le grandi distese di meleti della Bassa Atesina e il recupero degli scarti della lavorazione della mela hanno reso possibile un progetto ambizioso e anche molto ecologico che sta iniziando a diffondersi nel territorio altoatesino da parte di varie aziende.

Essiccare le mele e poi…

Prima è venuta la cartamela, del cui brevetto Frumat è titolare: si è infatti deciso di registrare all’Ufficio brevetti il particolare procedimento di essiccazione delle mele, che ha portato alla produzione della cosiddetta “cartamela”. Gli scarti di mela vengono sottoposti a un trattamento di disidratazione, raffreddamento e macinazione, in modo da bloccarne decadimento e fermentazione e lasciare inalterato il loro contenuto di zuccheri e di cellulosa, indispensabile per la produzione di carta. Da tutto questo processo si ottiene infine una farina bianca, che contiene il 65 per cento di cellulosa e che si presta alla produzione di qualsiasi tipo di articolo cartaceo. Un metodo non solo eco-friendly, ma che ha anche il merito di contribuire ad abbattere i costi di gestione dei rifiuti: gli scarti di mela, di cui fanno parte i residui della produzione industriale di succhi di frutta, vengono infatti considerati “rifiuto speciale”, categoria per il cui smaltimento è necessario un iter molto costoso.

Dalla cartamela all’eco-pelle

All’esperienza della cartamela ha fatto seguito, più di recente, un secondo progetto, sempre basato sul riciclo dei torsoli di mela. Si tratta di “pellemela”, una pelle vegetale estremamente poliedrica, che può avere gli stessi impieghi della vera pelle, dall’arredamento alla moda, dalle scarpe alle borse, con il vantaggio di non essere il risultato dell’uccisione di un animale; da queste soluzioni a base di farina di mele, che già molte aziende altoatesine hanno sviluppato, possono scaturire vari effetti positivi. Oltre a tutelare l’ambiente, infatti, la crescita e il potenziamento di una vera e propria industria basata sul riciclo, garantisce uno sviluppo sostenibile e armonico del territorio altoatesino e può anche avere importantissime ricadute in termini occupazionali.

Un’idea già esplorata

C’è già in realtà chi ha avuto la stessa intuizione, pensando di riciclare materiali come i torsoli e le bucce delle mele. I rifiuti di questo frutto infatti contengono cellulosa e pectina, utili per realizzare appunto carta e cartone. È il caso dell’ingegnere altoatesino Alberto Volcan, che già nel 2004 (ma solo da poco il progetto sta prendendo forma) lavorava a questa idea. Inoltre Volcan aveva già esplorato anche l’idea della cosiddetta pellemela, un materiale del tutto simile a quello animale, versatile a tal punto da prestarsi alla realizzazione di scarpe, borse, cinture e tanto altro. È il filone delle eco-imprese e della green economy, che evidentemente trovano in Alto Adige un terreno fertile, un’energia insolita. E una vasta distesa di meleti.

Photocredits: wikipedia

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