Sidro nel Medioevo

Origini

Il sidro nel Medioevo è già conosciuto e apprezzato, soprattutto dai re Merovingi. Ma la sua epoca d’oro non è ancora arrivata e la sua diffusione resta circoscritta ai monasteri e alle abbazie. Il vino infatti rimane la bevanda più gradita, quella che per eccellenza rappresenta l’idea di prosperità, di socialità e svago. Tuttavia nel nord Europa la vite ha un’esistenza difficile: essa non cresce bene a basse temperature o ad altitudini maggiori ai seicento metri. Il melo invece sì. Ecco che nel Quindicesimo secolo, in Francia e in Inghilterra, il sidro ha definitivamente la meglio sul vino ma anche sulla birra, visto l’alto prezzo dei cereali.

Primi scritti

Il sidro viene ripetutamente citato come tributo dovuto dai monasteri alle signorie dall’alto Medioevo e, all’inverso, anche come decima dovuta alla Chiesa. Andando avanti nel tempo, compare in diversi documenti che registrano la tassazione dei prodotti circolanti sul suolo francese. Spesso, infine, è citato come in uso nelle taverne inglesi del Quindicesimo secolo.

Le credenze tradizionali

Proprio nel Medioevo si ha la più ricca fioritura di leggende sui poteri curativi del sidro. In Inghilterra la bevanda, la cui produzione esplode con la conquista normanna, comincia a essere prescritta dai medici contro molte malattie tra cui la calvizie e la peste ma pare che molte donne la usassero per rallentare l’invecchiamento. Con mere intenzioni da studioso, il primo a scriverne sistematicamente in termini salutistici è, nel 1588, Julien Le Paulmier, medico personale di Enrico III. Egli, preoccupato di analizzare gli effetti delle bevande alcoliche, scrive De vino et pomaceo dove spiega che il sidro è molto più salutare del vino in quanto meno forte e lo raccomanda per le sue proprietà terapeutiche, digestive e diuretiche. Ma l’opera finisce per diventare utile più che altro come il primo trattato su come piantare i meli e su come arrivare a un prodotto eccellente.

Curiosità

Le Paulmier, soffermandosi sulle tecniche di produzione del sidro, forse si preoccupa di migliorarne la qualità, che nel Medioevo pare sia stata scadente. Il sidro infatti viene anche citato come bevanda di mortificazione dei religiosi del tempo che volevano negarsi il vino e la birra. Così accade nel racconto della vita di San Guenolé (V secolo), dove si dice che per penitenza non beveva se non “acqua della linfa degli alberi o delle mele selvatiche”. Ma ben presto la bevanda diventa così apprezzata da scorrere a fiumi sulle tavole di tutti i banchetti reali.

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