La danza delle mele del carnevale basco

Strani orsi al guinzaglio, ballerine con gli zoccoli, danze di mele e uomini con buffi capelli a punta: questo è quanto vedrete se capitate a carnevale nel piccolo paese di Arizkun, sui Pirenei spagnoli, in piena terra basca. E, cosa ancor più strana, tutto vi sembrerà normale… Soprattutto dopo aver bevuto un buon bicchiere di sidro locale che qui scorre a fiumi.

Un antico carnevale pagano

Il piccolo borgo, poche decine di case in piena campagna, si trova nel nord della Navarra, a qualche chilometro dal confine tra Spagna e Francia. Ogni anno i suoi abitanti, in occasione del carnevale (ihauteriak), passano un’intera giornata tra processioni di strane maschere locali, danze coreografiche, musica, falò e bagordi. Il carnevale del resto è una festa che affonda le sue radici in riti molto ancestrali, come le antesterie greche o i saturnali romani. Occasioni in cui il popolo poteva temporaneamente lasciarsi andare a dissolutezze e stravizi. Le maschere ispirate alla vita contadina sono oggi tipiche di molte popolazioni (come appunto questa di Arizkun) rimaste isolate dall’influsso cattolico e che quindi conservano usanze diffuse prima dell’avvento del Cristianesimo. Ad esempio ritroviamo quasi gli stessi riti e le stesse maschere, uomini coperti da pelli di animali, anche in molti carnevali sardi (lu Traicogghju di Tempio Pausania e i famosi Mamuthònes di Mamoiada).

La virile danza delle mele

Si inizia la mattina presto, quando alcuni uomini percorrono le strade e le piazze da Arizkun a Erratzu (frazione poco distante) al passo della Sagar Dantza , la danza delle mele. La Navarra è famosa per la sua produzione di sidro. La processione stessa inizia da un antico sidrificio, ora restaurato e funzionante, che produce circa 1500 litri di sidro ogni anno. Indossando un buffo cappello colorato e un vestito bianco, quattro giovani si muovono al suono di tamburelli e di una piccola orchestra, tenendo strette nei pugni 2 mele: si muovono seguendo una semplice coreografia (zortziko) che originariamente doveva enfatizzare la forza e l’agilità dei partecipanti. Tra un’esibizione e l’altra i ballerini (e gli spettatori) vengono rifocillati con prelibatezze locali, pacharán e sidro, gentilmente offerti da alcuni abitanti.

Ballando con gli orsi

Tutta la processione è guidata dallo Zanpanzar, una via di mezzo tra pastore e bestia, coperto da una pelliccia di pecora e addobbato con enormi campanacci con cui cerca di produrre più rumore possibile. Durante la giornata si uniscono anche altri membri della comunità mascherati: l’apparizione più attesa (soprattutto dai bambini) è quella dell’hartza (un uomo travestito da orso, completamente coperto da pellicce bianche) con il suo domatore che lo tiene alla catena. I due interpretano una sorta di recita continua in cui l’orso scappa, spaventa la gente dopodiché il suo padrone lo riacchiappa e lo riempie di bastonate (un ulteriore parallelo con la nostra Sardegna e i Merdùles e Bòes di Ottana). C’è poi la danza degli zoccoli, Eskalpoin Dantza, un altro ballo che tradizionalmente veniva riservato agli uomini: le calzature indossate dai ballerini sono enormi zoccoli di legno usati tradizionalmente sopra le scarpe per non inzupparsi i piedi nel fango e nella pioggia.

Al rogo il testimone!

Infine, alla sera, il falò purificatore: su una pira allestita nella piazza di Erratzu viene bruciato il fantoccio del Testigo (testimone). L’ultima prova di virilità della giornata richiede ai ragazzi di saltare attraverso le braci ancora infuocate; poi, tutti insieme, i compaesani si recano a concludere la giornata nel centro comunale, con una cena tradizionale accompagnata da allegra musica folk e, naturalmente, da ottimo sidro locale.

Photo credits: dantzan

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