La grande mela d’Asia e la madre delle mele

Almaty si trova in Kazakistan, stato transcontinentale a cavallo tra l’Europa e l’Asia, nona nazione al mondo per dimensioni, che sono pari quasi a quelle dell’Europa occidentale. È la sua città più popolosa, capitale commerciale e culturale non solo del Paese, ma dell’intera regione. Situata nella parte sud-orientale del Paese, non lontana dal confine con il Kirghizistan, per secoli è stata un crocevia lungo la Via della Seta, incrocio di popoli, di lingue, di merci. E di mele.

Un incrocio di popoli e di mele

Almaty sorge a circa 800 metri d’altezza, ai piedi del Trans-Ili Alatau, l’ala nordorientale delle Montagne Celesti, la catena montuosa del Tien Shan, tra i confini di Kazakistan, Kirghizistan e la provincia cinese di Xinjiang. Con le sue vette di oltre 3000 metri, segna un netto stop al paesaggio di steppa che caratterizza le terre del nord. La città ha un micro-clima piuttosto particolare per la regione, relativamente mite. È probabilmente grazie a questo che da tempo immemorabile è famosa per la sua frutta: pere, albicocche, ma soprattutto le sue straordinarie mele.

La mela di Eva

Il nome Almaty deriva proprio dal termine kazaco per “mela”: “alma” designa il nome di quel frutto in varie lingue turche, come l’ungherese o il mongolo. Almaty viene spesso tradotto come “piena di mele”, o “il posto con le mele”. Ma esiste anche un’altra, affascinante traduzione: nella versione del nome Alma-Ata – più antica e formale, usata da quando la città faceva parte dell’impero russo – significa “mela-padre” o “padre delle mele”. E non a caso: qui siamo nella patria delle mele. La terra intorno alla città, infatti, non solo abbonda di questi frutti, ma è considerata la culla ancestrale della mela: è proprio da lì che viene l’antichissima e selvatica Malus Sieversii, la madre (non il padre!) di tutte le mele. Dolcissima e super-resistente, la Malus sieversii è la mela più vecchia del mondo, progenitrice di tutte le altre specie, tra cui le mele domestiche moderne. È la mela originaria, la “mela di Eva”. La sua nascita si perde nella notte dei tempi; le mele si sono evolute nell’Asia centrale per milioni di anni. Come una vera madre sacra, è una, ma si esprime in una moltitudine di forme: piccolette o obese, luccicanti o opache, uniformi o maculate, rosse verdi gialli, è incredibile la varietà di forme, taglie, sapori, consistenze e colori che può assumere una sola specie. Per questo ricercatori e scienziati di tutto il mondo vanno da oltre un secolo in pellegrinaggio ad Almaty per cercare di scoprire i segreti di questo pomo così resistente a malattie e insetti, svelarne la complessità e la diversità genetica e ricavarne dati utili per le colture d’oggigiorno.

Dal selvaggio profumato al selvaggio devastato

Grazie alla prosperosa Malus sieversii, un fragrante frutteto selvaggio si estendeva per un raggio di 60 miglia dal centro abitato fino ai confini delle montagne, della nazione, dell’orizzonte. Concimato dagli orsi, che dopo aver scelto le varietà migliori ne spandevano i semi con le loro feci. Cantato e decantato dagli artisti pop contemporanei, che evocano la città delle mele nelle loro liriche. Ma fino a 150 anni fa, Almaty non era che un accampamento di nomadi; adesso è una metropoli di quasi un milione e mezzo d’abitanti. Il suo sviluppo urbano è coinciso con l’affermarsi della dominazione russa, prima zarista e poi sovietica. Il Kazakistan era il granaio della Russia, e ad Almaty dominava l’industria, soprattutto quella alimentare, per trasformare i frutti delle sue terre. Dopo la caduta dell’Urss, il petrolio del Mar Caspio ha dato un nuovo impulso cosmopolita alla sua espansione, con i soldi dell’oro nero in mano a pochi, e un’eterogenea periferia povera in continuo allargamento. Nelle terre dei meli selvaggi, di selvaggio è rimasta l’urbanizzazione. Una volta i meli spuntavano dappertutto, di fianco a un recinto o a un ruscello, dove adesso sono sorti centri commerciali e banche internazionali. In più le varietà selvatiche, tanto appetitose quanto quelle domestiche, sono state soppiantate da queste ultime, che vengono comunque preferite a scopi commerciali.

La futura città-giardino

E così, tra il 70 e l’80 percento delle foreste di meli sono state distrutte dagli anni Sessanta a oggi. Nonostante i piani dell’amministrazione cittadina, che si ripromette di trasformare Almaty entro il 2030 in un’ecologica città-giardino, il giardino della città è già gravemente compromesso. Lo ripete da decenni il nonagenario conservazionista kazako Aimak Dzangaliev, che con sua moglie Tatiana ha dedicato la vita intera allo studio e alla cura delle mele, e a ragione è considerato la controparte asiatica dell’eroe popolare americano Johnny Appleseed, Giovannino Semedimela. La Iucn (International Union for Conservation of Nature) l’ha inserita nella sua lista rossa. E quest’anno l’associazione ambientalista kazaka Alma – nata proprio per proteggere la Malus sieversii – ha lanciato l’allarme: la “mela di Eva” rischia l’estinzione. Il serpente della civilizzazione insostenibile è in agguato, ma se vince anche questa volta, dalla prossima dovrà usare un altro frutto.

Photo credits: Ting Chen, Wing

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