L’antica ricetta dell’Applejack, famoso anche su Marte

XVIII secolo, continente americano: in questi anni, tra guerre e conquiste territoriali, nascono gli Stati Uniti. Nel 1776 viene firmata la Dichiarazione d’Indipendenza e pochi anni dopo George Washington è eletto primo presidente Usa. Questo è quello che ricorda la storia, ma nella vita di tutti i giorni cosa si faceva? Non è lontano dalla realtà immaginare i contadini intenti a sbarcare il lunario, coltivando le proprie terre, i primi meleti nelle regioni più settentrionali. E, perché no, producendo nel proprio cortile la versione casalinga di un liquore tipicamente americano, l’Applejack, che si ottiene dalla distillazione per congelamento di sidro. La bevanda, dall’intenso aroma di mela, nacque probabilmente per caso, da una botte lasciata fuori casa e ritrovata parzialmente congelata. Il prodotto finale (che può raggiungere fino al 40 per cento di volume alcolico) si ottiene separando la parte cristallizzata e recuperando quella liquida e fermentata, metodo che si definisce “jacking” e che dà il nome alla bevanda.

Patrimonio nazionale

L’Applejack è uno dei pochi alcolici, ma anche dei pochi prodotti, davvero peculiari e nati negli Usa. Per questo viene tenuto particolarmente da conto, come un vero patrimonio nazionale, in un Paese la cui storia è relativamente recente e scarseggia di antiche usanze. Pare che lo stesso Washington fosse grande fan della prima versione commercializzata dell’Applejack, tanto da farsene mandare la ricetta dal produttore in persona. Si dice anche che all’epoca la bevanda a base di succo di mela avesse un valore inestimabile, soprattutto nelle zone in cui c’era scarsità d’acqua; un vero e proprio “salvavita” quindi, più che un prodotto da degustatori. Veniva persino usato come moneta di scambio, tanto era prezioso. Dalla metà del XIX secolo, grazie al miglioramento delle condizioni di vita, la sua popolarità è andata calando e la versione prodotta industrialmente non viene più distillata con il metodo tradizionale, per questioni di praticità. Anche se si è avuto un nuovo ritorno in auge subito dopo il proibizionismo, fino all’inizio degli anni Ottanta. E oggi sono in tanti gli appassionati che si dilettano con l’autoproduzione: è infatti l’unico liquore negli Stati Uniti che è permesso distillare in casa.

Jack Rose on the rocks

Negli ultimi anni l’interesse per il superalcolico è stato ancora una volta rilanciato grazie alla nuova passione degli americani per i cocktail classici made in Usa. Soprattutto nelle sue zone di origine, sulla costa est degli States. Forse non molti se lo immaginano ma una volta il New Jersey era ricco di estesi meleti: per questo proprio qui, alla fine del 1600, venne costruita la prima storica fabbrica di Applejack, nei pressi della cittadina di Scobeyville. Chi fa il barman in Jersey, quindi, non può quindi non conoscere il “Jack Rose”, un cocktail rosa molto richiesto, in cui la base alcolica è proprio il profumato distillato di sidro (il colore invece viene dato dalla granatina, a cui va aggiunto succo di limone, possibilmente appena spremuto). Ma sono apprezzati anche l’Applejack Old Fashioned (con sciroppo d’acero e bitter) e l’Applejack Manhattan (con vermut e maraschino). Decisamente non cocktail da spiaggia ma ottimi da degustare in un locale d’atmosfera o in una giornata uggiosa.

Applejack su Marte

Cosa c’entra l’Applejack con Marte? Niente. Ma il “jacking”, il metodo di produzione della bevanda (scientificamente si parla di crioconcentrazione), è talmente popolare negli Usa che è stato usato dagli scienziati della Nasa come termine di paragone per spiegare un fenomeno ben più complesso: la formazione di una strana roccia scoperta sul pianeta rosso. A fine 2012 la sonda Curiosity ha trovato sul fondo di un cratere una roccia insolita, delle dimensioni di una palla da football e dalla composizione chimica molto particolare. I geologi spiegano così la sua formazione: proprio come nel fenomeno del “jacking”, il liquido iniziale (in questo caso magma), emerso dal nucleo caldo del pianeta, una volta esposto al freddo della superficie si è solidificato. Ma solo parzialmente, dividendosi in una parte cristallizzata e una no, concentrando nella parte ancora liquida i minerali con più alto punto di congelamento. Così è nata una roccia dalla composizione chimica completamente diversa da quelle circostanti. Per la sua originalità la roccia si è addirittura meritata un nome proprio: “Jake Matijevic”, in memoria di un compianto ingegnere aerospaziale.

Photo credits: nadja.robot

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