Non ci sono più gli Apple shop di una volta

Si chiamava Apple shop ed esisteva da vent’anni. Nel cuore di Norfolk vendeva mele, come è intuibile dal nome, e tutto quanto le riguardava. Ma ora dovrà modificare l’insegna, spodestato da una mela molto più importante della mela comune, quella morsicata, di Cupertino, che ha quasi finito col diventare più famosa del pur celebre frutto.

Geoff Fisher e il suo negozietto old style

Il fruttivendolo inglese di Norfolk, Geoff Fisher, gestisce il suo negozio “Apple shop” dal lontano 1993, dopo aver fondato nel 1987 la Norfolk Cider Company. Si occupa chiaramente di mele e non vende solo frutta, ma commercializza anche speciali marmellate e, soprattutto, il famoso sidro realizzato in modo artigianale da Geoff stesso. Ma ora Geoff Fisher è costretto a cambiare nome, non tanto per le ire di Apple, che in questo caso non fa alcuna rivendicazione, ma per quelle degli utenti, talmente legati al logo da non sopportare che un’attività che si chiama “Negozio della mela” non venda Mac e affini.

Clienti delusi

Ai fan di Cupertino quell’Apple Shop non piace e per loro “apple” è solo il brand dell’iPhone. Le telefonate si susseguono: molti i delusi, che cercano semplicemente prodotti della casa di Cupertino, e tra questi alcuni mostrano persino rabbia. Alla fine Geoff decide di cambiare nome e di lasciare la mela al brand californiano, approfittando di una ristrutturazione pasquale. Ma non senza amarezza. Le telefonate di lamentele si aggirano ormai sulle 24 alla settimana. Tutta gente che chiama per esprimere il proprio dissenso a fronte di quel negozietto delizioso, molto old style, che ha la colpa di nominare il nome di Apple invano e senza neppure vendere i tanto amati prodotti tecnologici. All’inizio Geoff è divertito, ma poi la vicenda assume contorni scomodi. L’attività che il signor Fisher aveva aperto venti anni or sono a Wroxham Barns (una sorta di consorzio di negozi e attività commerciali vicino al Broads village nel Norfolk) sembra essere ormai fuori moda e per la gente comune la parola “mela” ha completamente un altro significato.

La telefonata tipo

“Pronto? No mi spiace, non posso aiutarvi, non vendo iPad e nemmeno iPhone. Ma se crede venga pure a farci visita e si beva un bicchiere di sidro. Nessun smartphone né pc, ma abbiamo prodotti unici: mele, marmellate, sidro, frutta”: più o meno così suonano le conversazioni tra il signor Fisher e quell’esercito di utenti, alcuni dei quali veramente maleducati. L’esercente britannico ricorda anche una telefonata con un 87enne gentilissimo che confessa di non saper usare il suo Mac, al quale elargisce alcuni consigli che decisamente esulano dal suo mestiere. La situazione precipita però quando il marchio di Cupertino decide di aprire un punto vendita proprio nel quartiere, costringendo il produttore di sidro ad arrendersi alla situazione e al triste mutare dei tempi.

Violazione del marchio

Non ho alcun problema con l’azienda informatica di Cupertino, verso la quale nutro grande rispetto, ma sono stanco di ricevere richieste di aiuto in ambito informatico”: questa la dichiarazione del negoziante britannico che, diversamente da altri, non è stato citato dal brand, ma ha deciso più o meno spontaneamente di lasciare terreno libero al più forte. Le telefonate via via si fanno più minacciose, qualcuno rimprovera un uso indebito del nome e qualcuno si dichiara indignato per i metodi con cui l’esercente si approfitterebbe del buon marchio di Apple. Alla fine l’uomo trasforma la propria insegna, scelta in tempi non sospetti, e da The Apple Shop l’attività viene ribattezzata in The Norfolk Cider Shop.

La famiglia Romer

Diverse invece le attività commerciali che sono state trascinate davanti alla giustizia per violazione del marchio, come è accaduto in Cina e anche in Germania. Basta citare le disavventure della famiglia Romer, colpevole di gestire un caffè dall’equivoco nome Apfelkind (bambino-mela), ignara al tempo della scelta di quanto avrebbe potuto accadere. Le politiche del marchio statunitense sono apparse in molti casi prevaricatrici, fino addirittura ad arrivare a mettere in discussione il soprannome La grande mela, che secondo Apple oscurerebbe il logo e creerebbe ambiguità.

Prova a digitare apple

La dimostrazione più lampante di questa tendenza al monopolio del marchio, del loro e persino delle idee è evidente se si digita la parola “apple” su Google. Sia sulla parte dedicata alla ricerca che su quella dedicata alle news e alla ricerca iconografica sembra che apple sia prima di tutto un marchio. E poi, molto ma molto dopo, anche un frutto. La casa di Cupertino ha sempre promosso una politica del brand molto forte, consolidandone la forza anche attraverso una proliferazione impressionante di brevetti. Dall’inizio del 2013 l’azienda ne ha già depositato 50 e nel 2012 i brevetti sono stati 1136. E tra le curiose innovazioni difese dalla proprietà intellettuale figura persino il design degli Apple store (e non Apple shop). Che significa che nessuno potrà disporre l’arredamento del proprio negozio allo stesso modo della società della mela morsicata. Infine, come dimostra la vicenda dell’esercente britannico, quando non è la società di Cupertino sono i suoi utenti a difenderne il logo contro qualsiasi appropriamento indebito (e persino debito). Ma alla fine, al di là del logo di Cupertino, le mele non tramonteranno mai. Mentre il resto è tutto effimero e di passaggio.

Photocredits: Di tjwood

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